Il mistero Falciani..

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Lo so, l’attuale ondata di incazzatura generale sulla pesantezza delle imposte che stanno colpendo tutti Noi non gioca a favore di quanto dirò. Lo so che per molti la storia di questo ingegnere informatico è così intrigante e bella che sembra scritta per girare un film. Lo so che a tanti di Noi certi conti correnti, di certi personaggi più o meno famosi, fanno davvero gola. Però mi chiedo, sì, me lo chiedo da tempo: il fatto che questo signore si sia messo a copiare, di punto in bianco, una miriade di dati che oggi offre alle procure di mezza Europa non ha in sé qualcosa di veramente misterioso? Mi spiego meglio. Come in tutte le cose, Noi tutti vediamo soltanto una parte della logica sottostante e spesso neppure quella. Ma ripeto, perché questo signore si è messo a giocare al piccolo 007 fiscale e oggi denuncia chi ieri, almeno in parte, gli pagava lo stipendio? L’ing. Falciani non era un volontario della Caritas o dell’Esercito della Salvezza e neppure uno dei Sette Nani. L’ing. Falciani lavorava alla Hsbc Private Bank, e su questo non ho molto altro da dire perché tutti han ben capito ciò che intendo sottolineare. E’ vero, molti di Noi nemmeno si avvicinano al tenore di vita dei tanti che compaiono sulle sue liste, copiate. Però, per un attimo, cerchiamo di andare oltre al semplice sentimento di rivalsa. Questo signore è andato contro la deontologia di chi dovrebbe curare gli interessi del proprio cliente. Questo signore è andato contro le procedure di sicurezza di un attore finanziario di cui si può dire molto, ma che definire oggi “criminale” è assurdo. In ultimo, questo signore si è trasformato, e non credo che lo abbia fatto per il solo sentimento di giustizia (quale mi chiedo?), in un delatore che oggi in molti lodano, ma che dopo tutto è andato contro alle regole che una volta gli stavano così tanto bene. Ci spieghi, senza troppe iperboli e sdolcinature, perché lo ha fatto, prima di dar lezioni di stile ed etica, prima di parlarci di vera democrazia.

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Finish? No, no..

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State pur tranquilli. Renzi ha vinto, anzi ha stravinto, ma non finish proprio nulla! Tranquilli è il solito teatrino! Lui (Renzi) fa il poliziotto buono ed urla, il governo (Letta) fa quello cattivo e tassa. Ma, poi, sotto sotto e neppure troppo, non cambia proprio nulla.

Il mio è forse pessimismo? No, puro e disincantato realismo.. e sapete perché? Perché oggi, in realtà (anche il furbetto Grillo), tutti ben sanno che tornare al voto non conviene a nessuno. Il rischio sarebbe quello di ritrovarsi, forse sì con gente un po’ nuova, ma dopo tutto con la stessa conformazione a spezzatino. Un vero ed attuale “non governo”, altro che storie.

Tranquilli, perché i blocchi di oggi (parlo di quelli civili e giusti, gli altri li lascio alla fu Celere) non hanno fatto breccia tra molti, moltissimi signori dell’Apparato. Eh sì, proprio quello con la A maiuscola. Perché non dobbiamo considerare soltanto quel che si vede del problema, ma, anche e soprattutto, quella parte oscura ovvero quella che non si vede, ma che in fin dei conti costa anche di più. Buona serata a Tutti…

I segreti di Pulcinella..

La tragedia di Prato ha dato il via al solito carosello di frasi fatte, falsi moralismi e pensierucci di circostanza. Ed ecco le tante interviste con i politici locali, le accuse ai vari ministeri di competenza e la solita solfa piagnona di un giornalismo, in certi casi, davvero noioso. Ma quello che davvero mi sembra ridicolo, oltre alla solita speculazione mediatica (che ormai fa da cornice ad ogni avvenimento triste), è questo finto stupore che pervade i tanti strati della società. Ma davvero crediamo che non sia possibile controllare le condizioni di lavoro dei tanti lavoratori stra-sfruttati nel distretto tessile di Prato (e di tanti altri settori e città). Una assurdità, proprio come i casi di abusivismo edilizio. Stesse risposte, stessa prassi. Non è facile, il perimetro da controllare è ampio, mancano le risorse. Quanta ridicola ipocrisia. Diciamo piuttosto che non c’è interesse o meglio c’è troppa convenienza che certe consuetudini (ormai!) restino tali. A quanti fanno comodo i lavoratori cinesi di Prato, non soltanto al loro governo “popolare” che li manda in giro per il mondo a fondare colonie più o meno dichiarate (vedi il caso del Sud Sudan ad esempio), a quanti? Autorità politiche, autorità di polizia, ispettorati vari, sindacati, semplici cittadini… Dove sono? Finiamola con questa ridicola ipocrisia, meglio dire chiaramente che in fin dei conti certe situazioni a qualcuno fanno necessariamente comodo…

L’Italietta economica, miope e piagnucolosa..

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Ieri altri marchi hanno interessato l’opinione pubblica. Oggi la vicenda Telecom (ovvero Telco) occupa le prime pagine dei media nostrani. Domani, chissà, forse parleremo di Ansaldo, Alitalia, etc.. Per qualcuno è in pericolo la cosiddetta italianità delle grandi aziende italiane. Qualcuno altro parla di business strategici per il Paese intero che se ne vanno. Ma, come accade sempre chez nous, nessuno si interroga seriamente o finge almeno di battersi il petto circa il vero stato dell’industria, del tessuto portante e vitale dell’economia italiana. Ci si perde, come sempre, in polemicucce degne di una Italietta senza capo né coda, della serie, in fondo a destra (e parlo del bagno non di parte politica..), “forse era meglio star zitti!”. Eh sì, era meglio star zitti e non parlare più di tanto perché, e soprattutto oggi nel mondo globalizzato, la realtà dei fatti è questa bellezza! Ma, soprattutto, perché credendo di dire qualcosa di estremamente sensato e anche un po’ accattivante, almeno dal punto di vista populistico, in realtà stiamo straparlando. In poche righe ecco perché..

Primo. L’Italia vanta una esperienza ovvero una serie di casistiche in materia di difesa delle proprie industrie, e non parlo di bandierine tricolori puntate sui tetti dei capannoni (la c.d. italianità), che lascia molto a desiderare. Parliamo, cari saccenti, ad esempio, di chimica (Enimont), energia (Edison), etc. etc.. Ci stiamo ancora chiedendo il perché della morte di Enrico Mattei, quando, purtroppo (per noi), la risposta è così semplice e chiara e la pistola forse ancora così calda molto vicino a noi…

Secondo. Finiamo sempre per difendere l’indifendibile. Lo Stato Italiano ha prodotto pure i panettoni nel nome della difesa dell’italianità ed alcune vere e proprie voragini debitorie, spesso mantenute in vita per scopi ben diversi dall’economicità ovvero della sostenibilità nel medio/lungo periodo.

Terzo. Dove sono i fondi italiani? Eh sì, perdonate la provocazione, ma credo che sia necessaria e soprattutto aiuti a capire molte cose. Un ragionamento mascherato da provocazione, insomma. I più urlano sempre allo scandalo quando una realtà industriale nostrana viene acquistata ovvero venduta ad un terzo estero. Ma, mi chiedo, dove sono i white knights italiani? Ed in più: perché ci lamentiamo sempre che l’Italia non attira investimenti, ma poi quando invece i capitali stranieri acquistano ed investono sul mercato italiano (distinguiamo ovviamente bene i singoli casi..), ci lamentiamo come bimbi viziati? Vogliamo, forse, la botte piena e l’industriale ubriaco?

Quarto. Lo Stato Italiano ha liberalizzato male, sì molto male, almeno dal punto di vista dell’utente finale ovvero del mercato, ma assai bene per altri attori economici. E su questo punto vi lascio fantasticare, ma pensate a quanto successo per Telecom o Alitalia…

In ultimo, tanto per renderci conto, ancora una volta, di come vanno le cose, altro che roadshows per attrarre gli investimenti stranieri, diamo una occhiata al 2013 Index of Economic Freedom (sì, datemi pure del NeoCon amico della Heritage Foundation. Sì fatelo!) e troveremo l’Italia all’83esimo posto al mondo… Ma comunque davanti a Namibia, Guatemala e Burkina Faso (con tutto il rispetto per queste tre rispettabilissime economie)…