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Questa mattina scorrendo la bacheca di Twitter sono capitato su questo tweet della presidentessa del Friuli che mi ha, per così dire, stimolato. Il caso Electrolux rappresenta di fatto una vicenda che si ripete ormai fin troppo frequentemente. Sono passati i tempi dei contributi a pioggia (e lo dice uno che abita nella Région Autonome de la Vallée d’Aoste, intendiamoci subito quindi..), delle larghe elargizioni pubbliche finalizzate all’insediamento di complessi che avrebbero fornito finalmente posti di lavoro. Citando uno spot televisivo (che forse non ha neppure portato bene al suo committente..) potremmo dire che questa è “una storia italiana dal…”. Sì, insomma, è bene dirselo che fin troppo spesso è stato lo stesso contribuente, volente o no, che per volere dello Stato e delle sue varie ramificazioni ha elargito abbondanti sovvenzioni, sperando così di avviare uno sviluppo industriale durevole che spesso e volentieri non decollava. Tante le colpe, anche della stessa classe imprenditoriale italiana che fin troppo spesso ha sonnecchiato attendendo che Mamma-Stato si muovesse per prima. Una soluzione fin troppo semplice e politica, così tanto ghiotta per le varie multinazionali e non, che venivano ad aprire in Italia colossali stabilimenti. Ma vogliamo anche parlare del caso Fiat, Alitalia ed esperienze altre? Meglio di no. Tutte storie tristi che riportano sempre, quale risultato finale, la terribile maledizione dei contributi pubblici. La variabile tempo sa essere devastante ed in economia è spesso sottovalutata. Anche in questo caso. Ciò che nell’immediato è così tanto semplice e convenevole, tristemente ti si rivolterà contro nel medio e lungo periodo. Così è proprio in questo caso. Senza dubbio le agevolazioni fiscali, le detrazioni, i crediti di imposta o soluzioni simili non sono di immediata applicazione o meglio non forniscono, forse, nell’immediato un beneficio, però nel medio e lungo periodo restano e favoriscono lo sviluppo. Perciò, ora, piangiamo pure sul latte versato.

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