Chi ancora cocciutamente crede che questa crisi dell’Euro sia soltanto un affare della Grecia, dell’Italia, della Spagna, dell’Irlanda dopo la giornata di oggi deve necessariamente aprire gli occhi. Gli spread à tous niveaux hanno raggiunto picchi di memoria storica. La crisi è di sistema, di cui la Grecia e l’Italia, allo stato attuale delle cose, rappresentano sicuramente la parte più debole, la prima per le notorie “pazzie di bilancio e spesa pubblica”, la seconda per quel peccato originale che si chiama debito pubblico (e non solo..). La realtà dei fatti, la terribile dittatura dei numeri dimostra che ad essere sotto attacco, oggetto della speculazione, è il sistema Euro. Un sistema debole perché diviso, perché frutto di compromessi che a lungo andare non hanno portato che alla creazione di sovra-strutture e mega-istituzioni dai tratti spuntati.
La speculazione, voluta o di necessità, sta colpendo il Vecchio Continente, mentre questo è diviso. I tanti vertici, i tanti accordi a due/tre che cosa hanno risolto? Nulla, anzi. I vari partners europei si guardano in cagnesco in attesa che l’uno o l’altro finisca, volente o no, per pagare il salato conto del default. Tutto questo genera una incertezza senza precedenti e si riflette sul mercato attraverso uno sconsiderato aumento della volatilità dei valori e delle solidità aziendali e bancarie.
In più, in tutto questo marasma, certe dichiarazioni da parte di personalità sensibili aiutano il triste avanzare della speculazione. Sì, una speculazione triste perché in gran parte dettata dalla necessità di rientrare dalle posizioni di scommessa (sì, state leggendo bene) che hanno compromesso la stabilità e la solvibilità di quanti, come capita ai bimbi ed ai meno bimbi, hanno mangiato troppi dolci perché, come dicono le nonne, “hai gli occhi più grandi della pancia”. Mi sia perdonata la semplicità dell’espressione! Una frase forse semplice, troppo rozza, ma così tanto efficace. Infatti, i più si sono riempiti la pancia (vedasi bilanci) perché gli occhi (vedasi modelli, prospettive, piani di investimento, etc.) dicevano “avanti!”. Ma, poi, alla fine di tutto Madama Realtà bussa alla porta ed allora bisogna fare qualcosa. Già, ma cosa? Purtroppo è, anche in questo caso, triste costatare che le soluzioni ci sono, ma come ogni buona soluzione se messa in pratica vorrebbe dire che qualcuno dovrebbe fare un passettino indietro rispetto alla propria posizione attuale. In primis gli stati che l’Europa o meglio l’Euro (maledetta sia la possibilità per un paese di essere in Europa senza Euro..) l’hanno fatto. Perché, in questi momenti di particolare tensione economico-sociale i vari attori non possono prevedere un veritiero coordinamento di norme strutturali necessarie al rilancio dell’intera area? Ognuno secondo le proprie possibilità, ognuno secondo le proprie necessità!
Infine, mi si permetta un appunto. Il primo ministro francese François Fillon ha detto una cosa che reputo giustissima: lo stile di vita europeo è in pericolo. Vogliamo chiederci perché? Provate a pensarci bene…