Colpo di scena. S&P ha ridotto il proprio outlook sul debito USA. Intatta (per ora) la tripla A, ma la prospettiva non è più stabile o ottimistica. Per una volta ecco mettere in dubbio, o meglio, lanciare un alert sull’andamento della locomotiva dell’economia mondiale. Qualche giorno fa la notizia di tagli nella pubblica amministrazione americana erano passati in sordina ai più, quasi fosse una notiziola di poco conto. Ma invece così non è stato. Un piccolo segnale per un grande problema. Da tempo lo scrivo (io male, altri meglio, altri ancora meglio) che gli USA devono una volta per tutte porsi due domande fondamentali e darsi due risposte altrettanto necessarie: che ne sarà del dominio del dollaro e che ne sarà della “pesantezza” del proprio debito. Riguardo alla seconda domanda, però, voglio fare un’osservazione, perché il vero problema non è la “pesantezza” della quantità del debito, bensì la “pesantezza” della proprietà di questo. Se sono indebitato, ma di fatto controllo la proprietà del mio debito, il peso politico della questione è a mio favore. Se al contrario il controllo del mio debito è di qualcun’altro, beh, la questione si fa nettamente più delicata. Sto pensando proprio alla Cina, che oltre alle materie prime africane, si sta comprando il debito di mezzo mondo.
Ma torniamo agli USA. Questa notizia non deve certo sconvolgere le nostre previsioni, né far cadere nel panico le nostre speranze. Questa avvisaglia deve farci capire, invece, come l’interconnessione delle economie e dei mercati mondiali passi per il dollaro, passi per la stabilità del gigante americano che resta comunque il punto di riferimento di tutto il sistema economico mondiale. Che ne sarà dunque di tutti Noi se gli USA sussulteranno ancora? Una cosa è ovvia e scontata, sia l’Europa, che notoriamente e di fatto è strettamente legata all’economia americana, sia la Cina, che possedendo la maggioranza del debito pubblico americano ne risulta essere il primo debitore, ma al contempo anche il primo partner commerciale, ne risentirebbero e di conseguenza tutti i propri settori più sensibili all’import-export. Ed ecco che, come il raffreddore, se tutti lo prendono, tutti dovranno curarsi, rimettendo in moto la macchina degli “stimoli economici” per consentire alle proprie economie di uscire dallo stallo.
Voilà donc la raison du titre! Sì, ecco perché esclamo a gran voce che Keynes è morto (pace all’anima sua, non me ne voglia), perché l’atout del debito, in questo caso, questa volta, non può funzionare. Con la crisi dei subprime gli Stati hanno ampiamente fatto ricorso all’indebitamento, chi per salvare la liquidità del proprio sistema, chi per ripianare i debiti delle proprie banche o delle proprie multinazionali, e questo rende tutti, nel caso vi fosse un nuovo “tonfo” dell’economia, ancora più deboli. Il debito, in questa fase, è un’arma disarmata!