Eccola è arrivata! Sì, forse è lei! Ma, forse no. I giornali in questi ultimi giorni si sono accodati dietro ai tanti che predicano la ripresa, sì la Ripresa di Ferragosto. Francia e Germania tornano a marciare in territorio positivo, gli altri migliorano sensibilmente. Anche la BCE ha abbandonato il tono greve per dirsi un pochino, ovviamente mai troppo, ottimista. Qualcosa sta cambiando, qualcosa sta migliorando. Un turbinio di notizie, spesso forse troppo euforiche, che dimostrano come la società dell’informazione, e della discussione, di oggi sia sempre più nervosa. Sì, a domande nervose corrispondono risposte altrettanto nervose. La sindrome della borsa, quella della corsa all’andamento orario dei prezzi, sta connotando l’intera methode d’agire e pensare di oggi. Un giorno, per la strada, qualcuno grida che tutto va male e allora tutto va davvero male. Il giorno seguente un altro grida che tutto va bene e quindi voilà, tutto ora va bene! Uno stile più simile alla fatidica corsa al 6 del Superenalotto, che alla spiegazione delle vicende reali di oggi e di domani. Un nervosismo giornaliero che non aiuta a capire cosa stia succedendo, ma soprattutto cosa potrà succedere. La gente viene bombardata di nozioni e notizie, e spesso non sa distinguere tra le une e le altre, tra l’attualità della news e la sua validità successiva. Tutto questo segue l’ottica che va per la maggiore in questi ultimi anni, sì, l’ottica di breve periodo. Non si pensa quasi mai più in là della scadenza annuale, un esempio? Il mutuo, per la maggior parte della gente la vera importanza sta nella rata mensile (o qualunque altra scadenza sia) rispetto all’investimento fatto o alla scadenza futura e finale. Stessa cosa vale per gli acquisti, e la crisi non ci ha proprio insegnato nulla, dove i più pensano che pagare a rate, e quindi poco a breve, sia una buona cosa, senza pensare altresì che il fatto di pagare poco oggi finisce per caricare la spesa di domani. Attenzione, non condanno il consumo a rate o l’investimento tramite mutuo, parlo della percezione umana, e quindi indirettamente del comportamento del consumatore, che pensa soltanto al suo beneficio momentaneo, senza valutare accuratamente cosa ne sarà del proprio futuro.
Al di là di questa attitudine c’è l’opposto, o meglio il complementare, l’ottica di lungo periodo, il pensare all’oggi in funzione del domani. Non siamo tutti dei grandi speculatori di giornata o dei ribassisti che puntano alla scorribanda rapida e redditizia. La vita di tutti i giorni è un processo in prospettiva lento e complesso, le cui scelte fondamentali vanno pensate e correttamente pianificate. Delle scelte che dovrebbero essere fatte secondo un’ottica di lungo periodo piuttosto che di breve. Allo stesso modo “i Signori dell’informazione” dovrebbero esporre i fatti, e di conseguenza i ragionamenti da questi conseguenti o su questi, in modo non fine a se stesso, ma piuttosto proiettato verso il domani.
L’ha ben esposto ieri sera al Jardin de l’Ange il professor De Rita, durante l’ormai consueto appuntamento di mezz’agosto della Fondazione Courmayeur, quanto l’ottica di breve periodo stia dominando non soltanto le parole, ma anche le menti della società di oggi. Una società della fretta e dell’obiettivo rapido e concreto, che non si cura molto di quello che succederà, proprio in un momento difficile e incerto come quello attuale in cui gli strascichi della crisi non sono ancora passati, anzi. Un momento in cui la classe politica, quella alta soprattutto, è ammalata di individualismo e succube dello stesso, senza il quale chissà cosa ci sarebbe. Insomma un momento per nulla facile che difficilmente potrà passare se si continuerà a far finta di non aver capito che il futuro è costruito dal presente.