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Qualcuno ci avverte di stare pronti. Sì, pronti ad un 2012 vissuto in recessione. Peccato però che l’informazione non sia per nulla corretta: in recessione ci siamo già. L’economia non “tira” più e la temperatura dei vari malati, perché malati lo siamo tutti chi più chi meno, si alza e si abbassa a fasi alterne. Tutte le previsioni a corto/medio raggio non ci fanno prevedere nulla di buono, nulla di nuovo. In questa fase i grandi cercano di rientrare forsennatamente dalle posizioni aperte, mentre i piccoli non possono che star lì ad aspettare la botta che arriverà. La manovra “salva Italia” è un buon paradigma di “botta”. Accrocchi, gabelle e tasse nulla più.

Non voglio rubare il mestiere alla Lega (che ha tante colpe, ma su certi aspetti almeno dice qualcosa di giusto di questi tempi..), però non mi si può dire o meglio non si può aver la faccia di bronzo per dire che questa manovra salverà l’Italia. Aumentare il gettito delle entrate senza tagliare drasticamente le fonti di spesa pubblica, beh, scusate Signori Professori, però non aiuta certo il riequilibrio dei conti. Un terzo di tagli non aiuta l’abbassamento del debito pubblico, forse in parte lo calmiera, ma senza taglio della spesa non se ne fa nulla. Insomma gli argomenti non mancano per criticare una manovra degna della prudenza di una politica vecchia che pur (anzi proprio perché non può..) di toccare certe sacche di privilegio (ormai arcinote..), certe sacche di “mungitura indiretta”, si dedica al vecchio detto del “mal comune, mezzo gaudio”. Proprio una delusione, una cara delusione. Una vera bastonata per i contribuenti che già lo sono (ed in Italia non è banale sottolinearlo). Ecco il bastone.

La preoccupazione che mi ossessiona, però, è ancor più fomentata dal fatto che la Confindustria sostenga più decisamente la manovra in sé che una seria riforma del mercato del lavoro, della tassazione alle imprese, dell’accesso al credito di queste. Quasi a dire “toccate là.. non qua…”.

Vedremo i prossimi passi dell’attuale compagine tecnica, soprattutto in tema di riforme strutturali, liberalizzazioni, articolo 18.. Vedremo se questi Professori sono votati alla modernità, al lungo periodo. Perché sino ad ora, sinceramente, non abbiamo visto granché se non l’ombra del “solito e famosissimo” cetriolo globale  vagante