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Oggi parlo dello sci nordico, il nobile padre di tutti gli sci.  Esso nasce in Scandinavia al tempo dei primi cacciatori che abitavano quelle lande. Fuori dalle regioni nordiche, nelle quali è parificato alla religione, è considerato uno sport per masochisti con gravi turbe psichiche. Il problema del fondista è far capire agli altri che macinare molti kilometri al freddo è salutare e equivalente a numerose ore di  palestra; data l’impossibilità di farlo comprendere agli altri si riunisce solo con altri fondisti di comprovata fede per passare le giornate sulla neve.

La giornata del fondista inizia prestissimo con il controllo del meteo. Non un semplice sguardo alle previsioni, ma un accurato studio che, dopo qualche anno di pratica, lo rende specializzato come, e forse più, i meteorologi  dell’aereonautica militare. Molto spesso il fondista, data la scarsa fiducia nei bollettini meteo, è proprietario di sofisticatissime apparecchiature meteorologiche . Con una  valanga di dati il fondista si sposta nel foyer de ski dove dovrà sciolinare gli attrezzi. Durante quest’attività lo sciatore si trasforma in un chimico sperimentale per scegliere la migliore paraffina; di tanto in tanto qualcheduno durante la sciolinatura riceve un telegramma da Stoccolma che gli annuncia la vincita del Nobel per la chimica.

Sulla pista si può notare una certa differenza tra i fondisti. Da un lato ci sono i “fondisti Holmenkollen”: dei veri fanatici, riconoscibili da dei piccoli particolari. Essi si riconoscono per la tuta da gara integrale, ultra fine, ultra tecnica e ultra costosa, identica a quelle delle nazionali, per questo motivo vengono scambiati spesso per olimpionici e cuccano molto. Il loro sci sono il top della coppa del mondo e vengono considerati dai proprietari come dei figli, ogni volta che va a sciare si porta almeno quattro paia di sci per essere al sicuro da ogni imprevisto. L “Holmenkollen” pratica sia  l’ alternato che il pattinavano alla perfezzione, non si ferma mai (eventuali bevute sono fatte al volo e in sorso unico) e dopo pochi minuti doppia tutti gli altri fondisti di giornata.  Per lui una sciata di relax non esiste, dato che  ogni sciata è una gara e il relax è un aborto  come la vodka analcolica. L’unica legge è il cronometro.

L’altra categoria è “il fondista formale”. Lo si considera  un fondista solo perché usa degli sci stretti e con l’attacco sulla punta. Pratica lo sci nordico perché deve riempiersi la giornata o perché è rimasto traumatizzato dallo sci alpino.  Lo si può notare perché assomiglia l’omino Michelin a causa della moltitudine di strati di vestiti che indossa data la sua fobia del freddo (appena vede il termometro scendere sotto lo zero crede di trovarsi nell’inferno antartico). Oltre a questo lo si nota facilmente per gli sci vecchi, spesso già in uso durante la guerra russo-finnica del ‘39, e le scarpette in cuoio che col freddo diventano comode come le quelle  in cemento. Come tecnica il fondista formale pratica esclusivamente la tecnica alternata ma è maledettamente lento e non abbandona per nulla la mondo i binari.  Per questo sciatore la salita diventa un impresa perché più che il passo a lisca di pesce preferisce il passo del gambero: per un metro che sale ne scivola indietro di 70 centimetri. Non conosce la sciolina.

L’aspetto che accomuna tutti i fondisti è la tavola, o per meglio dire è il bancone del bar. Come ogni sport di fatica un aspetto chiave per la buona riuscita è l’idratazione; guai a essere disidrati, potrebbero venire i crampi! Come tutti i buoni montanari, e come mi è stato insegnato dal nonno e dallo zio, il fondista ha la repulsione verso l’acqua perché arrugginisce lo stomaco e potrebbe gelare. Per questo motivo ad ogni occasione il fondista si ferma per buttare giù una birretta o, in caso di temperature artiche, un jagertee bello carico.  Anche alla fine della sciata si deve continuare a bere perché il corpo deve reintegrarsi dei liquidi persi e non di rado si finisce col sorbirsi come aperitivo un paio di galloni imperiali di birra e mezza bottiglia di grappa per ridarsi un po’ di tono. Alla fine della giornata di sci tutti i fondisti hanno un certo rigonfiamento sulla pancia, ma non pensate male: è solo il berretto arrotolato dentro alla tasca!!